Vai alla lista notizie Notizie Nuovi dazi antidumping sulle stoviglie cinesi 09 febbraio 2026 Commercio e mercati Materie: Comunicati stampa Antidumping - Difesa Commerciale Salva nei preferiti I nuovi dazi antidumping sulle stoviglie cinesi contrastano la concorrenza sleale e lasciano libertà di scelta al consumatore europeo. Il nuovo dazio antidumping del 79% sulle importazioni cinesi di stoviglieria in ceramica e porcellana, imposto ad inizio febbraio a seguito di un’indagine della Commissione UE di revisione parziale, contrasta pratiche sleali che creano distorsioni anti-competitive e danneggiano da anni la manifattura ceramica. Il dumping cinese era già stato comprovato dalla stessa Commissione europea nel 2012-2013, quando sono stati imposti dazi compresi tra il 13,1% ed il 36,1%, e poi confermato da ulteriori azioni nel 2019 e nel 2025, che hanno registrato la permanenza delle pratiche sleali. Inoltre, nel 2019 l'UE aveva anche scoperto tentativi di elusione dei dazi attraverso società cinesi che riorientavano le esportazioni attraverso altri paesi. Il reiterarsi di pratiche commerciali distorsive ha creato, nel tempo, danni economici strutturali all’industria europea della stoviglieria di ceramica e porcellana, determinando dal 2008 al 2024 la chiusura di oltre 60 aziende e la perdita di quasi 10.000 posti di lavoro. L’indagine del 2025, che si è svolta con massima trasparenza e nel rispetto della normativa del WTO, l’organizzazione mondiale del commercio, si è conclusa con la proposta da parte della Commissione europea di applicare un dazio pari al 79% (attivo appunto da febbraio 2026), volto a ristabilire condizioni di mercato eque. Questa decisione è arrivata dopo aver riscontrato livelli di dumping delle importazioni cinesi incredibilmente elevati (anche oltre il 400%). Non fermare il dumping economico, ambientale e sociale cinese significa favorire un modello di business fondato sull’importazione di prodotti venduti a prezzi incompatibili con qualunque costo industriale europeo. Il nuovo dazio va a tutelare le imprese produttrici di stoviglieria e l'occupazione di qualità che assicurano. Questo è supportato anche dal comparto della ceramica artistica e dall’intera filiera industriale di riferimento, che include produttori di design e pigmenti ceramici, fornitori di lavorazioni speciali ad elevata tecnologia, fornitori di metalli preziosi utilizzati per decorazioni e finiture, nonché torrefattori di rilievo a livello europeo, per i quali la tenuta della filiera e la qualità del prodotto costituiscono elementi strategici. Queste realtà nel complesso rappresentano 5.000 addetti. “Un modello industriale basato su dumping economico, sociale ed ambientale – dichiara Amedeo Sala, consigliere di Confindustria Ceramica – rappresenta una seria minaccia di desertificazione industriale in Europa, con relativa perdita di posti di lavoro di qualità e competenze. L’assenza di una produzione italiana ed europea determinerebbe l’impossibilità, da parte del consumatore, di scegliere in un regime di concorrenza”. “Le micro e piccole imprese ed i laboratori radicati sul territorio – afferma Nadia Carboni, Direttore dell’Associazione italiana Città della Ceramica, realtà che rappresenta 60 Comuni che producono ceramica artistica e artigianale - non competono sui volumi, ma generano occupazione qualificata, turismo e identità territoriale. Le importazioni in dumping cinesi hanno già causato chiusure di botteghe storiche e perdita di saperi unici: è ora di agire per tutelare non solo l'economia, ma il cuore culturale del made in Italy”.