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Bruno Bettelli : “Cambiare il modello di business nel segno del valore e dell’identità”

15 ottobre 2026
Editoria
Materie: CER Giornale Newsletter
Bruno Bettelli - Villa Marchetti sede Acimac

Bruno Bettelli, presidente di ACIMAC, delinea le sfide e le prospettive dell’industria italiana delle tecnologie per la ceramica. Innovazione, digitalizzazione, servizi ad alto valore aggiunto e collaborazione tra le imprese sono le leve strategiche per rafforzare la competitività della filiera, insieme alla necessità di politiche europee capaci di coniugare sostenibilità ambientale e tutela dell’industria.

Bruno Bettelli, presidente di ACIMAC - Associazione Costruttori Italiani Macchine e Attrezzature per Ceramica - ha iniziato la sua attività professionale nel settore meccano-ceramico nel 1989 entrando nell’ufficio tecnico di una primaria azienda impiantistica del comparto, per poi sviluppare competenze tecniche e una profonda conoscenza delle dinamiche industriali che caratterizzano la filiera. Nel 1996 ha dato vita ad un nuovo progetto imprenditoriale per sviluppare soluzioni complete nell’ambito dei processi di preparazione e distribuzione di prodotti coloranti liquidi. Nel 2009 ha fondato I-TECH S.r.l., società con sede a Sassuolo (MO) produttrice di meccanica strumentale per i settori ceramico, dell’industrial coating, packaging e conciario. Dal 2015 è membro del Consiglio Direttivo di ACIMAC, dove ricopre cariche in diverse società collegate, mentre nel luglio del 2023 è stato eletto presidente di Federmacchine. A luglio è stato eletto presidente di Acimac.
 
Bruno Bettelli, come si presenta oggi il mercato degli impianti per ceramica?
“Il settore ha registrato un’ulteriore contrazione del 5% lo scorso anno, dopo un calo a doppia cifra nel 2024, portando il fatturato a consolidarsi a poco meno di 1,8 miliardi di euro. E’ fondamentale capire se questa congiuntura sia transitoria o strutturale, una analisi che richiede una prospettiva temporale più ampia, considerando le “turbolenze” degli ultimi sei anni. In questo contesto va considerato che la concorrenza cinese non è più un’opzione low-cost, ma un player con una tecnologia sufficiente e specifica per la produzione di grandi volumi, un buon servizio post-vendita e, soprattutto, un forte supporto del Sistema Paese. Il caso di Keda è emblematico di questa trasformazione. Oggi non parliamo più soltanto di un concorrente dei costruttori di tecnologie, ma del secondo produttore mondiale di piastrelle per volumi, che ha sviluppato un modello di integrazione lungo l’intera filiera ceramica e che, in molti Paesi dove è presente con attività produttive, ha installato capacità manifatturiera destinata anche all’export. Si tratta di una realtà che compete ormai direttamente anche con i produttori di piastrelle e che beneficia di un contesto caratterizzato da significativi aiuti di Stato e da un forte sostegno strategico del governo cinese all’industria nazionale. Ignorare questa evoluzione sarebbe un errore, come lo sarebbe quello di inseguirne il modello. Le aziende italiane devono definire una propria nuova identità, focalizzandosi su segmenti di mercato specifici dove competere non sul prezzo, ma sul valore, attraverso un’offerta innovativa, sostenibile e arricchita da servizi, operando principalmente su mercati ad alto valore aggiunto dove collaborare in modo stretto con produttori evoluti al fine di tutelare il patrimonio comune. Una volta consolidata questa base, si possono cercare nicchie specifiche sul mercato internazionale che apprezzano il valore dell’offerta italiana”.
 
Quale ruolo hanno i distretti ceramici italiani in questa sua visione?
“Storicamente, il distretto di Sassuolo-Imola è stato un’eccellenza mondiale grazie all’interscambio tra produttori di ceramica e fornitori di tecnologia, colorifici e servizi. È fondamentale che questo modello collaborativo, volto a consolidare il posizionamento premium, continui a prosperare soprattutto nel mettere a fattor comune esigenze e best practice tra i diversi soggetti, evitando la delocalizzazione che comporta sempre perdite competenze e di capacità di fare ricerca e sviluppo. 
È necessario smontare un ecosistema centrato sul vantaggio del singolo per costruirne uno comunitario perché un territorio ricco di competenze diffuse favorisce la prosperità di tutte le aziende. Questo con l’obiettivo di arrivare anche a rendere chiaramente identificabili le evidenze di questo lavoro: Acimac ha già mosso passi in questa direzione, con un approccio integrato finalizzato a rafforzare l’identità dell’intera filiera”.
 
Come sta cambiando il modello di business e le direttrici di innovazione?
“L’innovazione non riguarda più solo il prodotto, ma l’intero output e - di conseguenza - anche il modello di business. È necessario continuare a digitalizzare l’offerta, integrando sensori per raccogliere dati e trasformarli in KPI per spostare il focus competitivo dal prezzo di acquisto al costo totale di possesso, dimostrando che gli impianti italiani sono più efficienti e sostenibili. Questo approccio è cruciale per posizionarsi su segmenti premium. Lungo questa impostazione le aziende devono evolversi da fornitori di macchine a consulenti, offrendo assistenza completa dal pre-vendita al post-vendita per ottimizzare l’efficienza degli impianti, trasformando l’offerta dalla materialialità  del prodotto a quella immateriale del servizio.
L’innovazione deve quindi concentrarsi sul processo produttivo, esplorando nuovi materiali per arrivare fino ai nanomateriali, e le tecnologie in collaborazione con esperti di materie prime. A questo va affiancata l’intralogistica, ottimizzando la movimentazione e tracciabilità delle merci nel distretto per ridurre gli sprechi, anche attraverso sistemi robotizzati e guidati all’IA.
 
Recentemente le Confindustrie di Italia, Germania e Francia hanno lanciato un appello forte per una profonda riforma del sistema ETS.
Il sistema ETS è diventato uno strumento finanziario che penalizza ingiustamente le aziende europee, che costa già adesso al distretto ceramico 70 milioni di euro all’anno. Confindustria, Medef e BDI chiedono una riforma alla Commissione Europea che riveda i benchmark e adotti una valutazione del ciclo di vita del prodotto (LCA) che, alla luce della durata della ceramica, lo rende materiale di rilievo. Le riforme europee sono spesso guidate da un’ideologia che manca di una valutazione pragmatica degli impatti: è indispensabile bilanciare gli obiettivi ambientali con la salvaguardia del tessuto industriale e sociale. A questi va poi aggiunto il fatto che i fondi raccolti dagli Stati per l’’ETS dovrebbero essere reinvestiti, come peraltro prevede la norma, per aiutare le aziende a innovare e accelerare la transizione verso fonti energetiche più pulite e competitive, come l’energia da fusione nucleare, risolvendo il problema del costo dell’energia”.


ACIMAC – Associazione Costruttori Italiani Macchine e Attrezzature per Ceramica - è l’associazione nazionale di categoria che riunisce, rappresenta e assiste i costruttori italiani di impianti, macchine, attrezzature, semilavorati, materie prime e servizi per la produzione di ceramica, stoviglierie, laterizi e refrattari, raggruppando al suo interno oltre 100 aziende, dislocate in prevalenza nel distretto di Sassuolo (MO), nelle province di Modena e di Reggio Emilia un comparto che ha contribuito negli anni a diffondere in tutto il mondo la tecnologia italiana ed occupando, tutt’oggi, un ruolo di leadership a livello mondiale.

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AS
Andrea Serri
Responsabile