Vai alla lista notizie Notizie Le prospettive della transizione energetica 21 maggio 2026 Editoria Energia Materie: CER Giornale Newsletter Efficienza e Decarbonizzazione Salva nei preferiti Il settore ceramico italiano è connotato come hard-to-abate per la forte dipendenza da energia termica ad alta temperatura. L’evoluzione delle politiche di decarbonizzazione europee e la competitività sui mercati mondiali hanno già indotto una trasformazione profonda dei modelli produttivi e delle strategie energetiche. Persistono però criticità e prospettive tecnologiche che caratterizzano il percorso di transizione energetica del comparto. Il settore ceramico nazionale è energy intensive sia sotto il profilo elettrico che termico, quest’ultimo preminente, dato che l’uso del gas naturale incide per l’80-90% sul fabbisogno energetico complessivo; l’energia elettrica copre la quota restante. La forte intensità energetica del settore comporta un’incidenza dei costi energetici che può superare il 25% dei costi industriali totali, rendendo le imprese estremamente sensibili alla volatilità dei mercati energetici e alle differenze strutturali dei costi energetici con altri Paesi europei. Infatti, il sistema italiano continua a registrare costi energetici più elevati rispetto ai principali competitor internazionali ed europei, con impatti diretti sulla competitività. A ciò si aggiunge il peso insostenibile dello schema europeo Emissions Trading, sia per le emissioni dirette (scope 1) che per quelle indirette (scope 2) collegate al consumo elettrico. Infatti, le assegnazioni gratuite di quote di emissione non riflettono più le reali possibilità delle tecnologie di produzione, per effetto del continuo ed importante decalage dei parametri emissivi di riferimento, e ciò genera un costo che non è governabile dalle imprese europee. Tutto ciò sta modificando gli equilibri mondiali in termini di produzioni di beni ed emissioni collegate, che vedono la Cina e l’India in forte crescita. Sostenibilità dei prodotti e dematerializzazione Alla connotazione energivora del processo produttivo si contrappone un prodotto altamente durevole, salubre e sostenibile sotto diversi aspetti (acque, rifiuti, emissioni, ecc.), per l’intero ciclo di vita. La numerosità delle dichiarazioni ambientali EPD sviluppate dalle imprese ceramiche ne è una chiara testimonianza. L’industria ceramica ha, infatti, già fortemente ridotto i propri impatti agendo sia sul processo produttivo che sull’evoluzione del prodotto, con spessori sempre più sottili e leggeri per unità di superficie, dematerializzando le produzioni ed abbassando il fabbisogno termico specifico e le emissioni indirette legate al trasporto. Efficienza energetica: un percorso già maturo ma ancora strategico Il settore ha inoltre sempre seguito un percorso sistematico di miglioramento delle prestazioni energetiche, guidato più recentemente dalle diagnosi energetiche e dall’impegno, in quanto energivoro, ad attuare misure con ‘tempi di ritorno’ inferiore a 3 anni. I principali interventi hanno riguardato il recupero del calore dai fumi di cottura e dalle linee di essiccazione; l’ottimizzazione della combustione nei forni mediante controlli avanzati e regolazioni dinamiche; il miglioramento delle geometrie e dei materiali refrattari; la digitalizzazione dei parametri di processo, che consente un monitoraggio continuo delle deviazioni energetiche. Grazie ai progressi continui, il margine di efficientamento residuo è oggi più contenuto e il potenziale ulteriore di riduzione dei consumi appare insufficiente a garantire una decarbonizzazione profonda. L’ulteriore decarbonizzazione deve necessariamente passare per la decarbonizzazione dell’energia utilizzata. Cogenerazione e rinnovabili: il contributo elettrico alla transizione L’impiego della cogenerazione ad alto rendimento è un pilastro consolidato del settore. Le imprese ceramiche hanno diffusamente adottato sistemi cogenerativi, ottenendo rendimenti complessivi elevati e benefici economici e ambientali. In parallelo, si sta diffondendo sempre più l’installazione di impianti fotovoltaici integrati sulle coperture dei capannoni, soluzioni che riducono il prelievo elettrico dalla rete e migliorano il profilo emissivo complessivo. Di fatto quasi la metà dell’energia elettrica consumata è oggi autoprodotta. L’implementazione del meccanismo di energy release, a cui il settore ceramico ha aderito in maniera importante, potrà ulteriormente rafforzare lo sviluppo delle rinnovabili e contenere la recente volatilità dei prezzi, per effetto del contratto per differenza che regola lo schema. Tuttavia, l’elettricità rimane una frazione minoritaria del mix energetico complessivo e non può, allo stato attuale, sostituire in maniera significativa la componente termica. Elettrificazione dei forni: potenzialità e limiti tecnologici Le tecnologie elettriche adatte alla cottura ceramica ad alta temperatura sono ancora in fase di sviluppo e non risultano oggi competitive sotto diversi profili: maturità tecnologica insufficiente per garantire continuità, uniformità termica e stabilità del ciclo di produzione; imiti infrastrutturali della rete elettrica, non in grado di supportare carichi continui e concentrati come quelli del distretto ceramico; costi operativi troppo elevati, che comprometterebbero la competitività sui mercati globali; disponibilità limitata di spazi per grandi impianti fotovoltaici nei territori ad alta densità manifatturiera. Per queste ragioni, l’elettrificazione totale non rappresenta oggi un’opzione praticabile. L’approccio più realistico sembra essere l’ibridazione, che prevede l’integrazione di componenti elettriche in alcune fasi del processo senza comprometterne la continuità. Distribuzione regionale del potenziale tecnico di biometano nazionale, pari a 5.581 milioni di mc/anno. Per ciascuna regione è indicato il possibile incremento % della potenza installata rispetto al 2021 (Fonte: Stima del potenziale di produzione di biometano in Italia – Focus ENEA 1/2025 – Energia, ambiente e innovazione.) Idrogeno e biometano: alternative possibili, ma non immediate Le opzioni low-carbon nel segmento termico sono oggetto di valutazioni tecniche ed economiche: l’idrogeno verde presenta un costo attuale pari a 3-5 volte quello del gas naturale, oltre a criticità logistiche e di sicurezza. Può giocare un ruolo nel lungo periodo, ma non è adatto a sostituzioni rapide; il biometano è oggi la soluzione più accessibile e pienamente compatibile con le infrastrutture esistenti. Tuttavia, i volumi disponibili a livello nazionale sono insufficienti per soddisfare la domanda del comparto ceramico, rendendo necessario un deciso piano di espansione della filiera. Conclusioni Il percorso di decarbonizzazione del settore ceramico italiano è complesso e condizionato da vincoli tecnologici, infrastrutturali ed economici. Nonostante ciò, il comparto ha già intrapreso azioni significative di efficientamento, innovazione di processo e sviluppo delle rinnovabili. Il settore ceramico può diventare protagonista della transizione, a condizione che il percorso sia guidato da realismo tecnologico, gradualità e una visione integrata di politica industriale ed energetica, che preservi la competitività internazionale.