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La bellezza della ceramica, ovvero l'arte di resistere

16 ottobre 2026
Materia: Newsletter
ceramica

Fedor Dostoevskij scrisse che la bellezza salverà il mondo. Nei distretti italiani della ceramica, Sassuolo, Imola-Faenza e Civita Castellana, ci siamo abituati a pensare che la bellezza, prima di salvarlo, il mondo debba anche cuocerlo a milleduecento gradi. Perché la ceramica nasce così: dalla terra, dall'acqua e dal fuoco, e da una pazienza che attraversa i millenni.

di Andrea Serri, Direttore Responsabile di "CER il giornale della Ceramica"

(Ottobre 2026) - Oggi l'industria ceramica italiana si muove in un tempo difficile. I costi dell'energia stanno mettendo alla prova margini e investimenti, la concorrenza globale non fa sconti, le regole sulle emissioni sono per i produttori europei le più stringenti al mondo, le tensioni geopolitiche rendono incerti mercati che davamo per scontati. Sarebbe facile parlare solo di crisi. Ma chi conosce questo settore sa che la sua storia è fatta di sfide affrontate e trasformate in competenze e successi.

La ceramica ha una dote rara: è bellezza che dura. Una piastrella ben fatta attraversa decenni senza perdere forma né colore, non rilascia sostanze nocive, non teme il tempo. In un'epoca di consumi rapidi e oggetti effimeri, è un materiale che incarna la sostenibilità prima ancora che questa diventasse una parola d'ordine. Rivestire un edificio, una scuola, un ospedale con un materiale igienico, inerte e longevo significa costruire meglio, spendere meno nel tempo, rispettare chi verrà dopo di noi.

Per questo il settore sta investendo, da anni, con decisione nella transizione: efficienza dei processi, recupero degli scarti, riciclo dell'acqua e riduzione delle emissioni, autoproduzione di energia da fonti rinnovabili sono tutte scelte fatte in fabbriche che legano imprese ai loro territori. La decarbonizzazione di un comparto energivoro non è uno slogan: è un lavoro quotidiano fatto di tecnologia, ricerca e coraggio industriale, attraverso il ricorso ed il transito di tutte le strade che la tecnologia e le conoscenze rendono possibili.

E poi c'è il capitale umano: tecnici, designer, ricercatori che sanno trasformare un impasto di terra e colori in superfici che riproducono su ceramica effetti quali il marmo, il legno, la pietra, e che spesso hanno prestazioni tecniche di prodotto superiori a quelle dei materiali naturali. Il design italiano nel mondo parla anche attraverso di loro.

Dunque la bellezza salverà il mondo? Da sola no. Ma la bellezza che nasce dal rigore, dall'innovazione e dal rispetto dell'ambiente può indicare una strada: quella di un'industria che non rinuncia a essere ciò che è, un'eccellenza manifatturiera, e che proprio per questo merita politiche all'altezza, energia a costi sostenibili e regole europee che non penalizzino chi produce qui.

La ceramica ci insegna che ogni cosa bella passa dal fuoco. Compito di tutti, a partire da chi definisce le norme a livello europeo, far sì che ne esca più forte.
 

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Andrea Serri
Responsabile