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Il confronto Italia-Spagna tra i fornitori di materie prime

25 giugno 2026
Editoria
Materie: Materie prime Newsletter
cava di argilla

Analizziamo il settore delle imprese di materie prime rivolte al settore ceramico, attraverso i bilanci aggregati di società omogeneamente distribuite nel triennio 2022-2024. Abbozziamo in questo articolo un confronto con i numeri dei settori di Italia e Spagna, traendo i dati dagli ultimi studi Top Tiles Italy & World 2025 e Top Tiles Spain 2025. 

Il conto economico delle imprese italiane: il campione italiano consta di 46 imprese. In questi bilanci osserviamo vendite in diminuzione per un -4,2% rispetto al 2023. Contemporaneamente diminuisce anche la redditività, rappresentata dal margine Ebitda (dall’11,48 al 10,25%), ed Ebit (dall’8,63 al 7,03%) al netto degli stessi. In particolare, la diminuzione del peso di questi indicatori sul valore prodotto è causata da maggiori costi del personale dipendente, la cui voce passa dai 374 milioni circa del 2023, ai 414 circa del 2024.  Diminuisce di poco la quota di proventi finanziari che continuano a contribuire al risultato per il 3,33% del valore prodotto, fattore questo che rimane appannaggio solo di poche imprese più rilevanti. Continua a pesare alla fine, anche se quasi dimezzata, la voce delle svalutazioni che sottrae quasi 49 milioni di utile (erano circa 85 l’anno precedente). L’utile finale di conto economico chiude ancora con un buon risultato - ma di nuovo in calo dal 7,01% - al 6,83%. 

Il conto economico delle imprese spagnole: spostando lo sguardo sui numeri del comparto della penisola iberica, la situazione cambia. Il campione considerato in questa analisi è costituito da 16 imprese ed è formato da un aggregato dimensionalmente inferiore a quello italiano di oltre un quarto, avendo un fatturato pari a circa 708 milioni. Le vendite, con un incremento del +4,9%, sono risultate in ripresa rispetto al precedente esercizio.  Si rileva un aumento del valore aggiunto (assoluto e %) e, come per le imprese italiane, un incremento della voce del costo del personale che però non assorbe tutto il maggior valore aggiunto. Grazie a questa dinamica, l’ebitda si consolida all’8,6% rispetto al valore della produzione, in valore assoluto. Un ulteriore leggero aumento degli ammortamenti fa sì che l’ebit, pur aumentando in valore assoluto, cali di pochi centesimi come peso percentuale sul valore prodotto. I successivi proventi finanziari raddoppiano il loro contributo positivo all’utile di bilancio finale. Utile che passa da oltre 47 milioni a oltre 57, portando il suo peso sul valore prodotto dal 6,92% all’8,1%. 

La situazione finanziaria comparata Italia-Spagna: entrambi i comparti hanno continuato a fare investimenti. Mentre le italiane li hanno aumentati dal 4,56 al 5,14% del fatturato, le spagnole li hanno diminuiti dal 4% all’1,81% (come visibile nel rettangolo azzurro tra le due sezioni dei grafici a torta delle schede di settore). La posizione finanziaria, espressa dai grafici a torta più bassi, evidenzia un debito netto da liquidità (la parte rossa) solo per le imprese italiane, ma la percentuale su fatturato si è lì ridotta ulteriormente dal 5,2 al 4,7%, rimanendo ancora di minima rilevanza. 
Un altro dato che evidenzia la robustezza delle fondamenta finanziarie di un’impresa è la capitalizzazione, cioè il peso dei mezzi propri sul totale dell’attivo di stato patrimoniale. Ambedue i settori evidenziano un’ottima stabilità della struttura finanziaria, ma questa volta la Spagna col suo 75,82% di patrimonio netto (visibile nella parte alta del passivo della scheda di settore) sul totale attivo, supera ampiamente l’Italia che si ferma al pur ottimo 51,93%. Entrambi i campioni di imprese presentano un ciclo finanziario aggregato negativo (in basso a destra della scheda di settore), nel senso che gli incassi ottenuti dai clienti entrano in media solo successivamente ai pagamenti effettuati ai fornitori e questo sappiamo essere uno sfasamento che tende a far diminuire la liquidità o, in mancanza, a far aumentare il debito finanziario. Lo sfasamento tra incasso dai clienti e pagamento dei fornitori è, senza considerare l’infragruppo, di 21 giorni per le società italiane e di 39 giorni per quelle spagnole; le imprese italiane fanno girare il magazzino 7,5 volte all’anno contro le 3,9 di quelle iberiche. Il flusso finanziario prodotto dalla gestione, il free cash flow from operations, diminuisce il suo peso in Italia dal 14,54% all’11,65%  rispetto ai ricavi e al contrario in Spagna aumenta dal 8,27% al  10,18% (quartultima riga in basso della scheda di settore).  

Previsioni sulla redditività per il settore italiano basate sul calcolo statistico: le previsioni dello scorso anno che cercavano di individuare il valore del peso percentuale dell’ebitda sui ricavi nel 2024, prevedevano una situazione incerta tra il 10,8% e il 12,6% con maggior propensione per la parte bassa della forchetta o per una diminuzione come, in effetti, è accaduto essendo arrivato al 10,25%. Per i bilanci 2025 questa analisi propende, con un 56% di probabilità,  per una possibile ripresa del peso percentuale dell’Ebitda sui ricavi.
 
Previsioni sulla redditività per il settore spagnolo basate sul calcolo statistico: per il settore spagnolo le previsioni dell’analisi dello scorso anno sono anch’esse state centrate in quanto si era allora ipotizzato un ebitda % nel range compreso tra 8,2% e il 9,1% pur con probabilità che spingevano verso la parte alta della forchetta. E il valore finale è stato dell’8,66% . Per il 2025 l’ipotesi desunta dal calcolo delle probabilità è che l’ebitda % potrebbe rimanere ancora nella medesima forchetta di valori, pur, ancora, con una maggior spinta verso la parte alta.
 
Analisi del rating
Concludiamo riassumendo idealmente le caratteristiche economico-finanziarie di questi settori industriali in valori di rating valutati con la scala S&P, ma con calcoli da noi semplificati: i comparti risultano entrambi al massimo livello di affidabilità evidenziato dalla sigla AAA+ del nostro pseudo rating in stile S&P (visibile decodificando il QR code in basso a destra delle schede di settore). Tuttavia, le aziende spagnole evidenziano un Altman Z Score di 4,98 contro il 3,35 delle imprese italiane, due valori comunque ottimi. Chiaramente questa situazione non assolve a priori tutte le singole imprese componenti, per le quali il grado di rischio rimane sempre da determinare singolarmente, così come è difficile poter individuare le stonature durante l’esibizione di un coro di voci senza esaminarle una per una.

(Articolo di Alfredo Ballarini - Studio di Finanza Aziendale, giugno 2026

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