Vai alla lista notizie Notizie Gli accordi commerciali ridisegnano gli scambi internazionali 18 febbraio 2026 Commercio e mercati Editoria Materia: CER Giornale Salva nei preferiti Dazi e dollaro debole pesano sull’export europeo in USA, mentre il Mercosur offre nuove opportunità di crescita. Negli ultimi mesi il commercio internazionale ha vissuto una profonda trasformazione. Gli Stati Uniti, dopo aver alzato nuove barriere doganali, hanno siglato lo scorso agosto un accordo con l’Unione Europea che ha riscritto le regole degli scambi transatlantici. Pochi giorni dopo, Bruxelles ha chiuso un negoziato atteso da oltre venticinque anni con il Mercosur (ndr. acronimo dello spagnolo Mercado Común del Sur e in inglese Southern Common Market), l’unione economica che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Due intese che, secondo il rapporto Investimenti per muovere l’Italia presentato dal Centro Studi di Confindustria lo scorso ottobre, stanno ridisegnando gli equilibri del commercio internazionale. Il nuovo regime USA-UE, chiamato Framework on an Agreement on Reciprocal, Fair and Balanced Trade, introduce un sistema di tariffe e impegni reciproci che riflette la nuova fase del protezionismo americano. L’Unione Europea ha azzerato i dazi sui prodotti industriali statunitensi e ha concesso un accesso preferenziale ad alcuni beni agricoli, ricevendo in cambio dazi – non aggiuntivi - del 15% sulla maggior parte dei prodotti europei, con eccezioni per alcuni prodotti come farmaci, aeromobili e risorse naturali non disponibili negli USA. Restano però in vigore le tariffe molto elevate su acciaio e alluminio. Il nuovo scenario rappresenta un incremento complessivo dei costi doganali per i produttori europei, ma ha evitato l’escalation tariffaria minacciata nei mesi precedenti all’accordo. L’accordo contiene anche clausole “non tariffarie” che impongono all’UE di acquistare dagli USA energia, chip per l’intelligenza artificiale e attrezzature militari, e di incentivare nuovi investimenti diretti nei settori strategici americani. Inoltre, il rafforzamento dell’euro nei confronti del dollaro incide significativamente sulla competitività dei beni europei, favorendo ulteriormente la produzione domestica americana. Da inizio anno il dollaro si è svalutato di circa il 14%, amplificando di fatto l’impatto delle tariffe.Secondo le stime del Centro Studi di Confindustria, l’impatto delle tariffe e dell’euro forte potrebbero causare, rispetto a uno scenario senza tariffe, una riduzione delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti pari a 16,7 miliardi di euro, ovvero circa il 2,7% dell’export totale. Nel medio-lungo periodo, questo squilibrio potrebbe spingere le aziende italiane ed europee a trasferire parte della produzione negli USA per evitare dazi e avvicinarsi al mercato nordamericano, soprattutto nei settori strategici per la sicurezza e la leadership tecnologica. Il rischio per la manifattura europea è quindi quello di vedere indebolite alcune delle componenti più vitali del proprio sistema produttivo. In un contesto tanto incerto, l’accordo tra Unione Europea e Mercosur rappresenta invece un segnale di apertura. Dopo un quarto di secolo di trattative, è stato finalmente raggiunto un compromesso che darà vita a un’area di libero scambio di oltre 700 milioni di persone, capace di produrre un quinto del PIL mondiale. L’intesa prevede una liberalizzazione quasi totale del commercio fra le parti in un arco temporale di dieci anni e prevede, a tutela della qualità dei prodotti europei, il riconoscimento di 344 Indicazioni Geografiche della UE tra beni alimentari e bevande. Inoltre, le agevolazioni tariffarie si applicheranno solo a quei prodotti provenienti dal Mercosur che rispettano specifici standard di ambientali, sociali e fitosanitari. L’intesa garantisce inoltre all’UE un accesso privilegiato a materie prime essenziali per la transizione digitale ed energetica. L’accordo si inserisce in un rapporto già consolidato, non solo dal punto di vista degli scambi, ma anche da quello produttivo, poiché molte imprese europee sono già fortemente presenti nei paesi del Mercosur, e può aprire la strada a un rafforzamento degli investimenti diretti europei in Sud America. L’intesa con il Mercosur offre anche l’occasione per riconquistare quote di mercato in un’area dove la Cina ha ormai assunto un ruolo dominante. Secondo il Centro Studi di Confindustria, Germania e Italia saranno tra i maggiori beneficiari della progressiva eliminazione dei dazi, poiché presentano una specializzazione merceologica nei settori in cui la riduzione delle aliquote tariffarie sarà più forte. Saranno soprattutto beni manifatturieri e strumentali – come auto, macchinari, prodotti chimici e farmaceutici – a trarre il vantaggio maggiore, poiché nei prossimi dieci anni vedranno quasi azzerarsi le tariffe attualmente in vigore. Per l’Unione Europea, la firma di nuovi accordi commerciali rappresenta uno strumento chiave per contrastare la frammentazione del commercio mondiale e reagire al crescente protezionismo. Nei prossimi anni la vera sfida sarà mantenere solida la capacità produttiva interna e, al tempo stesso, sfruttare pienamente le opportunità offerte dalle nuove intese internazionali. Fonte grafici: Investimenti per muovere l'Italia. Rapporto di previsione Autunno 2025. Centro Studi Confindustria. Dati al 30 settembre 2025. (Articolo di Andrea Cusi pubblicato in "CER il giornale della ceramica" n. 414, novembre/dicembre 2025)