Vai alla lista notizie Notizie Investire meno, investire meglio: una nuova traiettoria del manufacturing ceramico? 19 febbraio 2026 Materia: Newsletter Salva nei preferiti La flessione degli investimenti dell’industria ceramica, rispetto ai picchi degli ultimi anni, è un dato oggettivo confermato dal calo del 20% nel 2024 e proseguito, seppur su ritmi ridotti, anche lo scorso anno. di Andrea Serri, Direttore Responsabile di "CER il giornale della Ceramica" Più che i fattori ampiamente conosciuti che spiegano questa dinamica, potrebbe valere la pena provare a cogliere alcuni segnali deboli che sembrano descrivere un parziale cambiamento nella natura degli stessi: meno espansione di capacità produttiva, più modernizzazione strategica. In una fase di domanda più selettiva e di straordinaria pressione sui costi, l’impresa ceramica italiana non smette di investire; cambia il “perché” e il “come”. Dopo una stagione in cui l’obiettivo primario era sostenere volumi e penetrazione internazionale, oggi il baricentro si sposta maggiormente su efficienza, sostenibilità, flessibilità e qualità del processo. Mentre confermano un orientamento verso tecnologie che riducono consumi energetici, emissioni e scarti, si aggiungono funzionalità verso sistemi capaci di aumentare l’intelligenza dell’impianto. È qui che l’Intelligenza Artificiale entra nel perimetro del manufacturing ceramico non come parola-chiave, ma come leva concreta di competitività. L’AI può incidere in diversi ambiti. Nell’ottimizzazione energetica, modulando curve di cottura e parametri di processo in funzione delle condizioni operative, con impatti misurabili su consumi e costi. Nel controllo qualità, con sistemi di visione avanzata che rilevano micro-difetti e difformità cromatiche in tempo reale, migliorando resa e riducendo scarti. Nella manutenzione predittiva, analizzando dati di vibrazioni, temperature e cicli di lavoro di forni e presse per prevenire fermi impianto e ottimizzare la vita utile delle macchine. Ma l’AI può anche supportare la programmazione della produzione, integrando dati di ordini, magazzino e logistica per rendere più flessibile il sistema e ridurre immobilizzi, che secondo le ultime evidenze valgono circa il 50% della produzione annuale. E, a monte, può favorire la ricerca e sviluppo, simulando composizioni di impasti o prestazioni di nuovi prodotti, accorciando i tempi di innovazione. In questo scenario, anche la filiera delle tecnologie e delle macchine per ceramica è chiamata a evolvere: meno “ferro” e più "software"; meno potenza installata e più capacità di leggere e governare dati. La flessione congiunturale diventa così un passaggio di fase. Il manufacturing ceramico italiano, forte della propria cultura tecnica e della densità di competenze dei distretti, ha l’opportunità di trasformare gli investimenti da quantitativi a qualitativi. Non si tratta di produrre di più, ma di produrre meglio: con minori impatti, maggiore efficienza e un’intelligenza di sistema che consolidi, nel tempo, la leadership industriale del settore italiano. (Febbraio 2026)